Trilogia Fomba Gasy Culture dal Madagascar

Tarika Ramilison Besigara Zanany (foto: HQC)

Siamo stati cinque mesi e mezzo in Madagascar al seguito della compagnia Ramilison Besigara Zanany, i discendenti di uno dei più grandi artisti malgasci, caposcuola di un’antica tradizione di teatro-musicale autoctono: l’hira gasy.

Tutti gli anni, nell’Altipiano centrale dell’isola africana, attorno ad Antananarivo, questa raffinatissima forma di spettacolo viene portata in giro da un consistente numero di compagnie locali, costituite da 30/40 artiste e artisti (mphira gasy).

Ogni compagnia (tarika) è organizzata secondo una divisione di ruoli artistici e di competenze, necessari a fronteggiare la faticosa stagione degli spettacoli che inizia ad aprile con la conclusione della stagione delle piogge e l’inizio delle feste pasquali. Nel corso dei mesi successivi l’attività si infittisce allorché fanno la loro comparsa i riti ancestrali legati alla famadihana, la grande festa attraverso cui i mèrina omaggiano i propri morti: esumandoli, piangendoli e ballando con loro.

Siamo stati presenti a partire dalle primissime prove della tarika – che come ogni anno apprende una nuova “canzone” (hira vao) attraverso un paziente lavoro di memorizzazione collettiva. Abbiamo partecipato alla grande famadihana di Ramilison Besigara, Edwige Ramanambelo, Perline Razafiarisoa e tutti gli avi della compagnia, che ha avuto luogo nel villaggio di  origine della famiglia Besigara: Mandrosoa Antongona, a pochi chilometri dalla capitale.

La struttura di una hira gasy consiste in una grande suite costruita attorno al suo nucleo: la parola e l’arte della sua declamazione (cioè il kabary). Attorno ad esso: gli eleganti canti corali, le identitarie danses des ancêtres, le seguitissime esibizioni acrobatiche e la grande danza finale (vakodrazana).

Ogni hira ha una lunghezza di circa un’ora e ogni compagnia esegue la nuova “canzone” oltre a quella dell’anno precedente, alternandosi per un’intera mezza giornata con un gruppo “rivale”, con il quale si crea una sorta di certamen artistico, che diverte molto il pubblico.

Abbiamo assistito a decine di spettacoli della Tarika Ramilison Besigara Zanany e di tutte le altre compagnie con le quali il gruppo si è “confrontato”: un’esperienza umanamente e artisticamente indimenticabile per quelli come noi che hanno dedicato un’intera esistenza all’ascolto di musiche di ogni genere e derivazione.

Abbiamo altresì girato una notevole mole di materiale video che racconta la bellezza assoluta di quest’arte ancestrale e che stiamo montando in un lungometraggio che racconterà la storia di questo viaggio musicale.

Durante il nostro lungo soggiorno in Madagascar – paese caratterizzato da una varietà culturale davvero invidiabile – ci siamo messi alla ricerca di altre specificità. Abbiamo quindi viaggiato fino a Mahajanga, nel Nord-Ovest, per cercare di entrare all’interno del rituale di un tromba [pronuncia: “trumba”], un rito di possessione attraverso cui gli antichi re sakalava si manifestano per portare benedizioni, consigli e indicazioni materiali, utili a coloro che li evocano.

Questi incontri, pubblici o intimamente famigliari, non sono fortunatamente ancora facili da documentare, in quanto diversi tabù (fady) proteggono ancora la cerimonia da stranieri e telecamere. Abbiamo avuto però il privilegio di essere invitati a filmare da una medium, che è diretta discendente di una stirpe di re sakalava di Boeny.

Abbiamo quindi preso parte al rito per tutti i due giorni previsti, indossando il lambaoany (pareo rituale), partecipando in maniera felicemente rispettosa, ricevendo le benedizioni sotto il lenzuolo sacro e sforzandoci di cogliere ogni sfumatura possibile di questi momenti straordinariamente intensi. Abbiamo inoltre ascoltato con immenso piacere le potenti voci delle carismatiche donne sakalava e i fioriti virtuosismi dell’organetto diatonico, che accompagnano incessantemente il rito durante tutto il suo svolgimento. Infine abbiamo raccolto con discrezione una serie di immagini che comporranno un cortometraggio al momento ancora in lavorazione. 

Tromba sakalava a Mahajanga (foto: HQC)

Ultima tappa del nostro viaggio in Madagascar: la terra a cui inspiegabilmente ci sentiamo più legati, probabilmente per ragioni di vibrazioni musicali profonde. È stato infatti l’Androy il luogo da cui provenivano le voci che, fin dall’inizio, hanno attirato il nostro interesse nei confronti della Grande Isola. Per completare la nostra ricerca musicale ci siamo quindi sentiti obbligati ad andarci.

Il nostro lungo viaggio nell’estremo Sud ci ha condotti fino a un piccolissimo villaggio, nascosto dalle foreste spinose e collegato da piste di sabbia anguste e insidiose. Qui abbiamo potuto avvicinarci ad altre tre fondamentali tradizioni endemiche malgasce: il beko, canto lirico monodico e improvvisato, la lokanga, ruvido violino a tre corde che accompagna l’iconica danza tandroy. Dalle riprese della piccola performance di questa famiglia di contadini e pastori, ne è nato il cortometraggio “Beko & Lokanga Tandroy”, una vera e propria manifestazione di arte e di gioia ancestrale che abbiamo avuto la fortuna di trovare e il piacere di vivere.

Beko Tandroy (foto: HQC)

Fomba Gasy è l’espressione malgascia che indica le tradizioni ancestrali del Madagascar. La nostra trilogia, composta da due corti e un lungometraggio – totalmente autofinanziati –, si intitolerà “Trilogia Fomba Gasy – Culture dal Madagascar” e tutti questi documenti saranno presentati nel corso del 2026-27 ovunque ne verrà fatta richiesta.

Veloma!

Michele Coralli